"È una situazione drammatica. Sono convinto che negli ultimi decenni non si sia mai arrivati sull'orlo dell'abisso come si è arrivati adesso". Così il ministro della Difesa Guido Crosetto nella sua replica al Senato dopo le sue comunicazioni sulla crisi in Iran.
Il ministro, al minuto 2,07 del filmato: "sono rientrati in Italia 102 militari dall'Iraq" (però rimane in Iraq un carabiniere segratese).
Al minuto 5,20: "l'obiettivo è scatenare il caos che in qualche modo propaghi l'onda di questo conflitto all'esterno dei contendenti".
7,56 "non possiamo permetterci di osservare passivamente l'evoluzione di questi eventi".
12,05 "l'Italia non è stata coinvolta nella decisione di questa guerra, non ha voluto questa guerra, non l'ha cercata ... la sta subendo come il resto del mondo, ne sta subendo le conseguenze".
12,33 "è impossibile per un paese come l'Italia, la Germania, la Francia porre fine a questa guerra (...) perché non è nelle nostre mani (...) e perché mi pare che gli attori che la stanno conducendo non abbiano chiesto ai nostri paese il permesso di farla e non si aspettino che i nostri paesi possano dire loro cosa fare o non fare".
13:10 "non è la prima volta che ci sentite dire in aula che questo purtroppo sarebbe stato il secolo delle potenze militari e delle grandi potenze e non il secolo delle grandi democrazie"
13,40 "affrontare questa crisi non sarà facile ... dal punto di vista militare il quadro di caos che si apre con questa crisirischia di incrementare altri quadri di caos che sono già aperti, il fronte ucraino è un fronte che può peggiorare questa crisi”.
14,11 "Putin è in grande difficoltà in Russia, non perché qualcuno è contro la guerra (... ) ma perché la parte più nazionalista della Russia da mesi e mesi lo invita ad alzare il livello delle armi che usa".
15,03 "dal 15 di marzo può aprirsi anche una crisi tra Serbia e Kosovo".
15,10 "io penso che il caos alimenta caos e che quindi abbiamo davanti uno dei mesi più difficili che l'Italia - che l'umanità - abbia avuto negli ultimi 70/80 anni".
A Londrail capo di stato maggiore della difesa del Regno Unito, Sir Richard Knighton, ha affermato che questo è "probabilmente il periodo più pericoloso degli ultimi 30 anni nei quali sono in uniforme".
sen. Claudio Borghi
"Non esiste il giusto e lo sbagliato o il bene e il male. Da sempre le relazioni internazionali seguono solo la legge del più forte e delle conseguenze delle proprie azioni. Anche la NATO, segue la regola del più forte: lo fa in chiave difensiva ma il principio è lo stesso: non toccateci o vinciamo noi.
Chi dice "giusto attaccare questo perché cattivo, sbagliato attaccare quest'altro perché è buono" sta dando giudizi morali che credo nessuno sia in posizione di poter dare." - Claudio Borghi, senatore e membro del Copasir, il 5 marzo 2026.
(Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) è un organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull'operato dei servizi segreti italiani).
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Marcello Foa, ex presidente RAI
IRAN, LA FINE DELLE IPOCRISIE
Ebbene sì, cadono le maschere. Segnalo una notizia che è sfuggita ai più: secondo il Center for Strategic and International Studies di Washington nelle prime cento ore la guerra è costata la bellezza di 3,7 miliardi di dollari al contribuente americano. E siamo solo all’inizio. A quale scopo? Davvero per sostenere e rendere più libero il popolo iraniano? Forse, e comunque lo speriamo tutti. Ma non è detto. (...)
In sintesi: costi economici esorbitanti per perseguire obiettivi che non sono morali, ma di preservazione dell’impero statunitense. Lo tengano presente tutti coloro che seguono questa crisi con la logica del tifoso e illudendosi che sia soprattutto una battaglia valoriale. Siate lucidi: gli interessi geostrategici prevalgono (come quasi sempre) sulla morale e sulle intenzioni più nobili.
La novità è che Trump li esplicita anziché mascherarli come facevano i suoi predecessori sia democratici, sia repubblicani. E’ la fine dell’ipocrisia, la fine delle illusioni. Assistiamo allo stesso film: ieri in Venezuela, oggi in Iran, domani a Cuba. Con una sola, brutale legge. Quella del più forte. E un solo interesse: quello di Washington. Sempre che questo sia davvero nell’interesse del popolo statunitense.
Marcello Foa
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Considerando l'eventualità di un peggioramento improvviso del livello di caos sarebbe opportuno - ovviamente - preparare anzitempo un piano d'azione valido e avere ben chiaro su chi poter fare affidamento.
Lo Stretto di Hormuz è chiuso da sette giorni. Tutti pensano che si tratti solo di petrolio o di gas naturale. Dovremmo considerare anche ciò che il petrolio diventa.
Il 92% dello zolfo mondiale proviene dalla raffinazione di petrolio e gas. Chiudendo lo Stretto di Hormuz non si perdono solo 20 milioni di barili di greggio al giorno. Si perde anche la materia prima per l'acido solforico, la sostanza chimica più prodotta sulla Terra. L'acido solforico è il modo in cui estraiamo il rame. È il modo in cui estraiamo il cobalto. Senza di esso, non si possono produrre trasformatori, batterie per veicoli elettrici o i substrati all'interno di ogni data center del pianeta. Una sostanza chimica, prodotta da una materia prima, trasportata attraverso un unico punto di strozzatura.
L'effetto a cascata va oltre: il Qatar trasporta il 30% del gas naturale liquefatto di Taiwan attraverso Hormuz. Taiwan ha ancora 11 giorni di riserve. TSMC, l'azienda che produce il 90% dei microprocessori avanzati al mondo, assorbe l'8,9% dell'elettricità totale di Taiwan. Niente gas, niente elettricità, niente chip.
E poi il cibo. Il 33% delle materie prime mondiali per i fertilizzanti azotati transita attraverso lo Stretto. Metà degli esseri umani viventi oggi sopravvive grazie all'azoto sintetico.
Zolfo, semiconduttori, cibo. Ciò significa tre catene di approvvigionamento, un punto di strozzatura di 21 miglia nautiche e zero alternative nazionali su larga scala.