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mercoledì 14 maggio 2025

maggio 1944 - pochissimi li fermarono

generale Alphonse Juin e i suoi goumiers

Il 14 maggio 1944, sui monti Aurunci, avvenne lo sfondamento della "Linea Gustav" da parte dei "goumiers" maghrebini che costituivano gran parte del corpo di spedizione francese in Italia, aggregato alla quinta armata della US Army e comandato dal generale francese Alphonse Juin, nato in Algeria.

I reparti di goumier marocchini (truppe coloniali francesi aggregate alla 3ª Divisione americana) erano sbarcati a Licata il 13 luglio 1943. Si spinsero immediatamente verso l'interno della Sicilia per compiere operazioni di rastrellamento. Il loro passaggio nel territorio circostante è tristemente noto per episodi di violenza sulla popolazione civile, con saccheggi e stupri che causarono forti reazioni da parte dei residenti.

Secondo la storiografia ufficiale, l'Arma dei carabinieri svolse un ruolo cruciale nel documentare le violenze note come "marocchinate",  senza poterle impedire perché si trovava in una posizione di impotenza dovuta allo status di forza armata che si era arresa senza condizioni

I carabinieri, in particolare quelli del Gruppo di Frosinone e Fiuggi, si trovarono in prima linea nel raccogliere le drammatiche testimonianze, poi redassero rapporti dettagliati che permisero di quantificare l'entità dei crimini di guerra. Grazie a questi rapporti fu possibile conoscere le dimensioni del fenomeno, pare tuttavia che l'Arma non potesse legalmente ostacolare con le armi i soldati alleati ... 

https://www.carabinieri.it/Internet/ImageStore/Magazines/Rassegna/Rassegna%202024-Numero%20Speciale/files/basic-html/page238.html

Il comando generale dell'Arma inviò comunicazioni alla Presidenza del Consiglio e al Vescovo di Ferentino, confermando le violenze contro donne, ragazze e persino bambine. 

Gli uomini, civili, che cercarono di difendere le loro mogli e figlie furono quasi sempre uccisi, dopo aver subito gravi sevizie (alcuni uomini perfino evirati) e a volte solo dopo essere stati costretti ad assistere impotenti agli stupri delle loro donne. 

Cesare Faccio

Il rapporto della sezione controspionaggio della 5a Armata, firmato dal maggiore dei Carabinieri Reali Cesare Faccio, datato 22 giugno 1944 e tratta delle violenze e dei soprusi commessi dai soldati marocchini e il contegno - quasi sempre passivo - tenuto dalle truppe alleate in quelle occasioni. 

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Una eccezione encomiabile è stata l'azione del capitano Anthony Scotti, della polizia militare canadese, di origini piemontesi.

Anthony J. Scotti

A fine maggio 1944, nei dintorni di Pofi (FR), il capitano Scotti stava visitando la scena di un crimine compiuto poco prima dai goumiers quando gruppo di soldati marocchini scese dalle colline urlando e iniziò ad attraversare il fiume Sacco, molto probabilmente per un'altra ondata di saccheggi e violenze sessuali. Dopo aver ignorato gli avvertimenti verbali del capitano Scotti (che parlava fluentemente anche francese), questi sparò diversi colpi di avvertimento in aria con la sua rivoltella. Quando anche questo non riuscì a fermare l'avanzata delle truppe coloniali francesi, il capitano ordinò al suo plotone di aprire il fuoco ... e le acque del fiume si tinsero di rosso (come da testimonianza nel breve filmato sotto).
Successivamente, il capitano Scotti ordinò alla popolazione locale di lasciare le proprie case vicino al fiume per alcuni giorni e di rifugiarsi più a nord, dove i canadesi avrebbero potuto proteggerli meglio da eventuali incursioni delle truppe coloniali francesi.
Il suo coraggio durante quei giorni concitati gli valse la Military Cross.

Vedi anche articolo su Ciociaria Oggi:

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Una nota del 25 giugno del 1944 del comando generale dell'Arma dei Carabinieri alla Presidenza del Consiglio, segnalerebbe nei comuni di Giuliano di Roma, Patrica, Ceccano, Supino, Morolo, e Sgurgola, in soli tre giorni (dal 2 al 5 giugno 1944, giorni della conquista di Roma), 418 violenze sessuali, di cui 3 su uomini, 29 omicidi, e 517 furti.
Numerosi stupri si sono verificati anche nei comuni di Latina, Lenola, Campodimele, Fondi, Formia, Itri, Sabaudia, San Felice Circeo, Sezze, Cori, Norma, Roccagorga, Latina, Maenza, Prossedi, Spigno Saturnia, Frosinone, Ceccano, Giuliano di Roma, Vallecorsa, Castro dei Volsci, Villa Santo Stefano, Amaseno, Esperia, Supino, Pofi, Pratica, Pastena, Pico, Pontecorvo.
Le stime ammonterebbero a circa 3.100 casi, come riportato in un'inchiesta probabilmente sottostimata per difetto.

Nei mesi precedenti all'ingresso delle truppe alleate a Roma, Papa Pio XII cercò di intervenire per prevenire ulteriori stupri, senza successo; pregò insistentemente gli Alleati di non far entrare a Roma le truppe provenienti dal Nordafrica ma non fu ascoltato, solo la zona di Castel Gandolfo venne interdetta ai marocchini.

Non tutti i carabinieri si limitarono a raccogliere le testimonianze sui crimini di guerra. Laddove possibile, singoli militari o piccole pattuglie cercarono di opporsi alle violenze e di difendere la popolazione civile in Ciociaria e, successivamente, in Toscana. Tuttavia, i tentativi di resistenza ebbero esiti tragici: i Carabinieri che provavano a intervenire venivano regolarmente minacciati, sopraffatti dal numero o persino disarmati e picchiati dagli stessi soldati coloniali.

I comandi francesi, ai quali i Carabinieri e le autorità locali sporgevano formale denuncia, spesso minimizzavano gli abusi considerandoli una "tradizione" o un premio per la vittoria, offrendo totale copertura e impunità ai propri reparti e impedendo di fatto alle forze dell'ordine italiane di esercitare qualsiasi giurisdizione penale.

    M.R.








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